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L'intera vicenda è tecnica trattandosi di sub-affitto e non di comodato gratuito Lo ha affermato chiaramente un anno fa il Giudice relatore Antonio Chini: "Non si può parlare di comodato gratuito, bensì di sub-affitto". Perché quell'affermazione del Giudice Chini il 21 maggio 2003 e, soprattutto, su cosa si basava? Il comodato è un negozio che ha una sua esclusiva particolarità: la gratuità. Chini, con un passaggio semplicissimo, fece capire che non c'era niente di gratuito, poiché i nipoti-affittuari avevano percepito, con il loro assenso, un vero e proprio stipendio di 24 milioni annui. Non solo. La firma nel contratto di comodato porta la data del giugno 2003, un mese esatto dopo che i nipoti-affittuari avevano ricevuto la gestione della pista. Sono queste date, e questi atti, che inchiodano il successore con le spalle al muro; oltre a quello zuccherino del volontario disinteresse della diffida avanzata dalla professoressa Gentili. Sia il professor Comporti che l'avvocato Pisillo, in tutta la vicenda, hanno cercato di scalare i vetri, volendo dimostrare l'impossibile e sostenendo tesi, come quella del fondo riservato da anni al pascolo dei cavalli, che non possono reggere il confronto tecnico. Perché tecnicamente i nipoti-affittuari non potevano subaffittare al comune di Siena una parte della tenuta di Mociano. Il resto sono chiacchiere, vuote e tese a spostare l'obbiettivo finale. Ed il finale della vicenda, seguendo l'impostazione del relatore della causa, ha un solo indirizzo: la sconfitta del Comune di Siena. Non è un caso, infatti, che il successore abbia pensato di salvarsi scaricando addosso ai nipoti-affittuari tutte le responsabilità. Ma non è un caso che la documentazione ufficiale ribalti la situazione: l'unico vero responsabile del "crac" di Mociano è solo lui, il successore. Sergio Profeti 27 maggio 2004 |