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La convenzione dell'Unesco padellata dal Governo Prodi

Con un tempo a disposizione veramente consistente, il Governo Prodi ha padellato, in modo clamoroso, la possibilità di ratificare la Convenzione Unesco, adottata il 17 ottobre 2003 a Parigi, per a salvaguardia del patrimonio intangibile, nella cui lista sono compresi, tra l'altro, "le arti dello spettacolo, le pratiche sociali, i riti e e feste". Questa ratifica assume per il mondo delle associazioni storiche senesi un'importanza vitale, visto che la recente risoluzione in Commissione Finanze, presentata dall'onorevole Ceccuzzi e dal Presidente Del Mese, basa proprio ne punto principale, a favore del Palio di Siena, il suo eventuale riconoscimento di protezione Unesco. Il Governo Prodi ha giocato fin troppo sulle scadenze dei tempi, visto che i nostri tre quotidiani lettori erano a conoscenza, dal 5 febbraio scorso, che dal 23 al 27 maggio si sarebbe tenuta a Pechino "la sessione straordinaria del Comitato intergovernativo, con all'ordine del giorno, la definizione dei criteri per la selezione e conseguente iscrizione dei beni nella lista del patrimonio intangibile". Il 31 gennaio l'interessamento dell'onorevole Bono (AN) metteva nelle condizioni il sottosegretario ai Beni Culturali, Mazzonis, di assicurare che "il Parlamento sarà messo in grado di ratificare rapidamente anche questa convenzione". Era il 31 gennaio e successivamente si sono registrate due proposte di legge al riguardo (una del 1 febbraio e l'altra del 2 maggio), fino ad arrivare al 10 maggio allorché i ministri D'Alema e Rutelli presentavano la terza in ordine cronologico, a seguito di quanto stabilito dal Consiglio dei Ministri n. 44 del 30 marzo. Nessuna di queste tre proposte di legge ha visto iniziare l'iter legislativo. La cronologia di questo nuovo boomerang legislativo si è ulteriormente arricchita di una risoluzione, presentata dall'onorevole Bono che sembra essere l'unico ad aver a cuore la ratifica di questa importantissima Convenzione. Il 2 maggio Bono, assieme ad altri parlamentari, ha presentato una risoluzione che è stata analizzata ed approvata il 16 maggio dalle Commissioni Riunite III e VII, ed alla quale ha preso parte anche il sottosegretario Mazzonis. Quest'ultima, come si può vedere, ha sostenuto, il 15 maggio, che "il disegno di legge è stato presentato al senato e che è stata sollecitata l'approvazione". Inoltre, secondo Mazzonis, "l'Unesco non ha accettato l'Italia come osservatore" e questo, in gergo, vorrebbe significare che l'Italia rientrerebbe dalla finestra in quell'assemblea che deve stabilire tutti i paletti regolamentari per le richieste di bene intangibile protetto dall'Unesco. Un fatto, comunque, è certo e, come ha affermato l'onorevole Bono "fino a quanto l'Italia non avrà ratificato la Convenzione sul patrimonio culturale intangibile, non potrà entrare a far parte del Comitato intergovernativo e dell'Assemblea generale, potendo partecipare ai lavori solo in veste di osservatore e, quindi, senza potere di intervenire sulle decisioni da assumere". Traduzione: mercoledì 23 inizia a Pechino la sessione del Comitato intergovernativo dell'Unesco e l'Italia farà da spettatrice. Le vicende del riconoscimento del Palio, nel patrimonio intangibile dell'Unesco, vengono seguite a Siena dal coordinatore del Coma, su investitura di Izino. Chissà se tra tutti e due avranno compreso qualcosa tra questi ordini del giorno, Comitati intergovernativi, risoluzioni e convenzioni. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

21 maggio 2007