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Sfuggono tutti dalle responsabilità della Scatoletta Simmenthal o trust? Allorché, sotto la spinta ed illuminante proposta del celebre Di Tanno, l'intero mondo contradaiolo esultò con la certezza di aver trovato, e individuato, la mossa vincente nei confronti della Guardia di Finanza, e del fisco in particolare, si pensò ad esultare accompagnando i gridolini di gioia con quei sorrisetti, tipici della società di Siena, con cui si lascia intravedere il successo. E dietro quei sorrisetti si nascondeva un messaggio chiaro e cristallino, sbattuto in faccia a chi aveva osato, solo per un attimo, pensare di distruggere il motto, del tutto inventato, che "A Siena si fa come ci pare". Era nata l'era della Scatoletta Simmenthal, un'era, per a verità, molto ridotta nel tempo, appena un triennio a tal punto che è bastato solo uno starnuto per mettere in crisi l'intera invenzione, pur avendo ricevuto i plausi di tutti gli ambienti cittadini, stampa non-specializzata compresa. Le eccezioni, e chi andava a sostenere tesi opposte e che, dentro la Simmenthal, la carne era avariata, non venivano prese in considerazione, tanta era la fiducia nel papà ideatore, cioè nel celebre Di Tanno. Era proprio un nome così altisonante che svolgeva il ruolo di garante in assoluto. Tutti contenti e tutti orgoglioso di passare dalla Segreteria del Comune di Siena a firmare l'atto, gongolandosi, un po' a vicenda, che, alla fine, il motto sacro del senese ("A Siena si fa come ci pare") veniva anche questa volta a trionfare, come sempre. Ed invece, uno starnuto, più che una nuova normativa delle leggi italiane, ha di fatto proiettato l'intero ambiente nel caos e nella paura. Prima l'acquisizione degli atti del trust del 2004 in Comune da parte della Guardia di Finanza, anche se appare sempre più probabile che non si sia trattato do un'acquisizione ma di un vero sequestro; poi un'altra situazione che è destinata a far tremare l'intero ambiente e della quale è opportuno, per il momento, non entrare nei meccanismi e nei particolari. Risultato? Non ci sono più sorrisetti, c'è, caso mai, un fuggi-fuggi generale dalle responsabilità che sono ben marchiate e presenti in alcuni dei protagonisti della vicenda nata nel 2004; vicenda che rischia di essere definita dilettantistica da tutti gli angoli di osservazione. Ora si assiste, secondo a più classica mentalità del senese, a scaricare responsabilità e decisioni sugli altri e, abominevole vergogna, assistere a dichiarazioni che prendono le distanze da decisioni assunte e condivise da tutti. E' bastato uno starnuto e a Siena non si fa più come ci pare. Così, semplicemente. Sergio Profeti 14 maggio 2007 |