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I sassolini che il giudice Chini si è tolto

Nel leggere e rileggere queste prime due sentenze tributarie si ha l'impressione di trovarci davanti ad una serie, ben cadenzata, di argomentazioni con le quali  il giudice Chini si è voluto togliere una montagna di sassolini. In sostanza nel corpo della struttura di queste due sentenze della prima sezione, e di quelle che arriveranno dopo l'udienza di fine maggio, ci sono alcuni passi che, forse, il Chini avrebbe anche potuto evitare, ma il fatto che siano stati rimarcati non deve essere considerato né un caso, né una forzatura, tant'è, come accennato, le argomentazioni prodotte configurano aspetti che difficilmente possono essere controbattuti. Ed allora perché il giudice Chini ha aperto sempre più la ferita fiscale del mondo delle associazioni storiche? Proprio un'accurata rilettura dell'insieme fa ritenere che Chini, forse indispettito, abbia voluto affermare e sostenere di non essere disposto alla presa in giro e che il pretestuoso motto "A Siena si fa come ci pare" non ha più motivo di essere e esistere. E, probabilmente, l'approccio negativo con questa sezione tributaria ha scaturito una reazione che, alla vigilia, era imprevedibile e, pertanto, risultata sorprendente. Leggere con quanta dovizia di particolari, il giudice Chini sia riuscito a stravolgere l'impianto difensivo, che, solo a tratti ed in modo parziale, ha fatto riferimento al patrimonio accumulato in decenni di vittorie tributarie, è un segnale di come si sia incrinato il rapporto interno. E questo perché non solo si è rotta la corda, senza accorgersi del crac, ma anche perché si è pensato di affrontare le vicende con troppa spavalderia e senza comprendere fino in fondo a cosa si sarebbe andati incontro. Non si può pensare di continuare ad ignorare le realtà, né a gongolarsi sotto presunte frasi ad effetto del tutto inventate. Qualcosa di nettamente positivo per il mondo delle future associazioni storiche, comunque, il giudice Chini l'ha scritto, con cura e attenzione. Segnali, questi, che non possono andare persi. Speriamo.

Sergio Profeti

16 aprile 2007