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Adesso anche il Nicchio in attesa della sentenza Ieri, in perfetto orario, si è svolta, presso la sezione 2 della Commissione Tributaria di Siena, l'udienza che riguardava l'opposizione dell'associazione storica Nicchio alla multa fiscale per il mancato pagamento della ritenuta d'acconto del periodo 1997 e 1998. Come era avvenuto in precedenza, a difendere le ragioni del mondo contradaiolo c'erano Sampieri e Avolio, quest'ultimo in rappresentanza del celebre Studio Di Tanno, oltre alla consueta presenza del Priore della Chiocciola Martinelli. Molto accurata la presentazione del dossier fiscale da parte del giudice-presidente di sezione Giancarlo Guasparri, che ha ripercorso tutti i punti del contenzioso riproponendo le cosiddette "ragioni" delle due parti: associazione storica Nicchio e Agenzia delle Entrate. Al termine della sua illustrazione il consueto passaggio espositivo alle parti con Avolio che ha parlato a lungo e, molto correttamente, ha riproposto le stesse cadenze delle precedenti analisi; dando l'impressione così che sarà questa la linea difensiva per tutte le altre numerose situazioni che dovranno essere ancora analizzate dalle varie sezioni della Commissione provinciale Tributaria. Francamente non poteva essere usato un atteggiamento diverso, visto che l'impianto difensivo, per il momento, sta reggendo, come dimostrano le conclusioni a cui è giunta anche la Sezione Prima, con le due sentenze finora notificate: quella che riguarda l'associazione storica Leocorno e l'altra del Montone. A prescindere da ciò che il giudice Chini ha scritto, come si può vedere, resta il fatto che le due associazioni storiche hanno fatto valere le proprie ragioni e che l'unico inconveniente (chiamiamolo così) è dipeso da una precedente contestazione al fantino e non alla Contrada. A nostro parere, quindi, Avolio ha giustamente evitato qualsiasi riferimento alle sentenze della Prima Sezione, anche se gli scritti del giudice Chini pesano come macigni sull'intero ambiente, fiscale e non. Quando la parola è tornata al giudice Guasparri, questi ha voluto dare lettura di una parte del verbale di contestazione della Guardia di Finanza. Questo perché la contestazione fiscale al Nicchio era maturata per non aver provveduto al pagamento della ritenuta d'acconto sulla prestazione professionale di un fantino quantificata in 25 milioni di lire. La cifra è stata contestata nel ricorso, perché, come sostenuto da Sampieri, "bisogna essere certi dell'entità inadempiente". E Guasparri, allora, ha letto il verbale della Guardia di Finanza, allorché negli uffici di Viale Curtatone (ex-stradone degli orti di S. Domenico) l'allora onorandino del Nicchio affermò che "per le spese annuali del Palio si spendono dai 10 ai 50 milioni". Dietro ulteriore richiesta di chiarimento per la quantificazione economica, come letto dal giudice Guasparri, l'onorandino del Nicchio dichiarò che "per ogni Palio dell'annata si spendeva circa la metà della cifra a disposizione", quindi 25 milioni. Da qui la contestazione della Guardia di Finanza, fatta propria dall'Agenzia delle Entrate, con il Nicchio colpevole di non aver pagato il 20% dei 25 milioni a favore dello Stato. L'udienza si è conclusa con la conferma in toto da parte dell'Agenzia delle Entrate delle proprie ragioni. Non resta che attendere la sentenza. 13 aprile 2007 |