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Se un fantino si vende non si paga la ritenuta d'acconto Dalla lettura delle due sentenze, una assolve il Leocorno e l'altra condanna il Montone per aver montato il Pes, si arriva ad una clamorosa constatazione e cioè che, se un fantino si vende e percepisce dei soldi non pagherebbe le tasse. Perché? A dirlo, appunto, è il giudice-presidente Antonio Chini nella sua vivisezione sul "lavoro autonomo". Scrive Chini: "La nozione di lavoro autonomo include anche e attività di colui che -in modo abituale, prevalente ed autonomo- si impegna a svolgere un determinato lavoro senza garantire che il risultato sia favorevole al committente ... Trasponendo tali osservazioni ... il fantino garantisce la corretta e fattiva partecipazione alla corsa, ma non la vittoria". Fin qui l'insistenza di Chini di riportare la presenza del fantino, con il giubbetto al canape, sotto la diretta osservanza delle norme fiscali, in quanto, appunto, lavoratore autonomo che presta la sua professione. Ma se un fantino percepisce i soldi per danneggiare o favorire una Contrada, su questo reddito si deve pagare la ritenuta d'acconto? Secondo Chini no, perché: "Qualche dubbio potrebbe sussistere sulle somme percepite per favorire o danneggiare l'una Contrada, estranee alla nozione di professionalità e consistenti in un mero facere occasionalmente correlato alla prestazione principale". Ebbene "Tali somme possono rientrare nella nozione residuale di redditi diversi per i quali non sussiste l'obbligo di versamento della ritenuta di acconto". E con questo concetto Chini salvaguardia la tradizione paliesca, o, meglio, quegli intrecci legati al "segreto paliesco". 6 aprile 2007 |