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Anche l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza criticate da Chini Il giudice-presidente Antonio Chini non ha fatto sconti a nessuno, compiendo un piccolo capolavoro che entra di diritto nella storia del mondo contradaiolo e senese. Se, come si vede in altre numerose parti dell'edizione odierna, Chini ha saputo respingere tutte le obiezioni avanzate dallo Studio del celebre Di Tanno, in collaborazione con l'ex-onorandino Sampieri, dell'associazione storica Leocorno, è da mettere in evidenza anche un passaggio che riguarda l'azione di controllo fiscale esercitata sia dall'Agenzia delle Entrate che dalla Guardia di Finanza. Anche per queste due istituzioni Chini non ha risparmiato critiche. Nella sentenza che riguarda l'associazione storica Leocorno, a pagina 9, si legge: "... l'Agenzia ha fornito in genere soltanto vaghe indicazioni sull'attività dei fantini, ed altrettanto vaghe indicazioni sui compensi da costoro percepiti. In particolare, le espressioni dubitative e ipotetiche contenute nelle dichiarazioni acquisite non permettono di considerare tali dichiarazioni alla stregua di confessioni stragiudiziali. Neppure nei chiarimenti richiesti dalla Commissione, l'Agenzia ha fornito adeguate risposte su quanto percepito da tutti i fantini e sulla loro attività infrannale. Perciò sia l'Agenzia che la Guardia di Finanza potranno essere chiamati a rispondere, dai loro rispettivi organi superiori, sulla qualità dell'attività di indagine e di acquisizione delle prove, che non ha permesso neppure di evidenziare la punta dell'iceberg del fenomeno." Un passaggio particolarmente duro, che era già stato evidenziato al termine della prima udienza di fine gennaio, allorché Chini richiese ulteriore documentazione e chiarimenti a tutte le parti in causa. 6 aprile 2007 |