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Perché le monete dargento? Izino è un perfetto analfabeta sul terreno paliesco e, su quello regolamentare, supera ogni immaginazione. Lo dimostriamo continuamente, come è accaduto lo scorso agosto in occasione della squalifica del Pes e, contemporaneamente, nella falsificato del Palio con la presenza illegale dello Zeddino tra i canapi. Ma a parte queste considerazioni, adesso è opportuno spiegare perché Izino dimostra grande analfabetismo su problematiche delicate come lo sono i presunti mancati versamenti allo Stato sul premio simbolico che, ogni anno, ottengono dal Comune di Siena le Contrade che vincono i Palii di luglio (70 talleri) e di agosto (50). Izino, nelle forme plateali che lo contraddistinguono, e che lo marcano come un vero incompetente in materia, sostiene che sui talleri non debba essere pagata alcuna cifra al fisco in quanto, come brillantemente riportato dalle colonne de La Nazione, si tratta di "soldi" non spendibili. Affermazione alla Izino come questa non poteva essere pronunciata. A parte il fatto che i talleri che vengono consegnati rappresentano quel "bene" che la Contrada acquisisce in forma affettiva, come lo è il drappellone, ma, a prescindere da ciò, come vedremo, i talleri sono un vero e proprio "premio in denaro", per cui sarebbe facile accendere un procedimento fiscale su questo aspetto tutto senese. Ma non è certamente questo il punto che vogliamo proporre all'attenzione dei nostri tre lettori quotidiani, quanto evidenziare la completa incompetenza paliesca e regolamentare di Izino su argomenti così delicati e che lo stesso non conosce. Dunque perché le monete d'argento nel Regolamento del Palio? L'attuale articolo 95 è stato modificato nel 1981 e la modifica riguardava proprio il premio che, da quando nel 1659 è "nato" il Palio, il Comune di Siena, attraverso i Deputati della Festa fino al 1836, o direttamente, consegna alla Contrada vincitrice. Fino al 1980 il premio consisteva in un assegno in lire italiane, equivalente al prezzo di mercato di 1404 grammi per il Palio di luglio e di 936 per quello di agosto. Quindi il premio in talleri, che dal 1981 si consegna a chi vince, non è altro che un'appendice di un premio in denaro; da qui la completa padella pseudo-ironica di Izino nei confronti della Guardia di Finanza. La modifica del 1981 fu sostenuta da Giulio Pepi, per collegare meglio il passato al presente, forte anche della convinzione che il Palio fosse, e lo è, una Festa etrusca a tutti gli effetti e che la stessa parola "Palio" non deriva dal latino pallium, bensì dall'etrusco pale-a, che significa Festa del raccolto. Ma a spingere verso questa modifica fu soprattutto il Sindaco Barni che, nell'eliminare anche la pena pecuniaria nella scalettatura delle sanzioni disciplinari, sosteneva che non era più corretto, per la natura tradizionale del Palio, far scorrere denaro tra organizzatori e attori. Nei faldoni palieschi dell'archivio comunale si conservano ancor oggi le note, elaborate da parte dell'Ufficio Economato fino al 1980, con le quali si stabiliva, secondo la quotazione di mercato, a quale cifra corrispondesse 1 grammo d'argento. Izino, nella sua platealità ironica nei confronti della Guardia di Finanza, non conoscendo assolutamente il Regolamento del Palio, non si è accorto che lo stesso articolo 95 prescrive che, per i Palii straordinari, la Giunta stabilisce "se sia da assegnare anche il premio in denaro", a conferma che i talleri d'argento sono un vero e proprio premio in denaro. Fortuna per Izino è che, tra i nostri tre lettori quotidiani, non siano presenti le Fiamme Gialle ... I simbolici "grammi d'argento" furono introdotti nel Regolamento del 1949, mentre in quello del 1906 (art. 81) veniva indicata proprio la cifra in denaro che avrebbe ricevuto chi vinceva (302,40 lire ad agosto e 201,60 ad agosto). Non vogliamo offendere la cultura paliesca dei nostri tre lettori quotidiani, per cui preferiamo non spiegare il motivo per cui il premio "in denaro" di luglio è superiore a quello di agosto, ma se Izino non lo sapesse c'è sempre l'appuntamento di fine settimana nella Selva ... Così, semplicemente. Sergio Profeti 25 settembre 2006 |