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Abbandonare gli esibizionisti in cerca di visibilità Nel fondo archivistico denominato Governo di Siena, conservato presso l'Archivio di Stato, esistono numerose filze cartacee che conservano i processi presso il Tribunale senese degli episodi palieschi, che si succedevano a ritmo intenso nel periodo che, dalla restaurazione dei Lorena, si concludeva con l'avvento dell'Unità d'Italia. Ed in questi processi, di oltre 150-180 anni fa si ritrovano quelle risse tra contradaioli che stanno attualmente richiamando l'attenzione delle Forze dell'Ordine. Le risse tra contradaioli hanno da sempre fatto da corollario alla Festa e sono da ritenersi un cordone ombelicale su cui occorrerà riflettere con attenzione. Ci sono, però, delle considerazioni da evidenziare e che mettono a nudo tutta la visibilità esibizionista degli attori di oggi. Mentre nel passato, da quello che le deposizioni di testi e imputati fanno intravedere, ci si trovava davanti ad un equilibrio rissoso che doveva svilupparsi attraverso sporadiche occasioni, oggi ci troviamo davanti a delle vere e proprie strutture organizzate per far sì che, nel nome della Contrada, si creino tutti i presupposti di turbativa all'ordine pubblico. C'è d più; nell'800, pur nelle condizioni sociali non esaltanti e con sviluppo precario in tutti i settori, i colpevoli non solo non erano appoggiati dall'Ente Contrada, ma neppure giustificavano la loro azione nel nome della loro Contrada. Si assisteva, insomma, a risse dove l'Ente Contrada, inteso così anche in quel periodo, non appariva né come supporto logistico per saldare i conti con gli avvocati, né come obiettivo da difendere, o dietro cui nascondersi. In altre parole, gli imputati, che venivano condannati a giorni o settimane di carcere, non ricevevano mai aiuti diretti dalla Contrada, in quanto questa recitava un ruolo completamente distaccato dalle problematiche che scaturivano, e si concatenavano, con le risse. Nessun aiuto né diretto, né indiretto: con gli imputati che si ritrovavano da soli a gestire il "bene" verso la propria Contrada. Oggi, non è così. Si assiste quasi a delle crociate in cui ognuno si sente in diritto, e in dovere, di chiamare in causa l'Ente Contrada a difenderlo apertamente ed anche pubblicamente. Oggi si agisce attraverso un lascia-passare, che però nessuno ha firmato, per creare tutti quei trambusti ottocenteschi che nessuno sembra convinto di fermare, e bloccare. Sembra di essere tornati ai tempi in cui i teppisti calcistici ricattavano le Società con lo spettro delle invasioni di campo, e conseguenti squalifiche dei campi di gioco, pur di ottenere biglietti e trasferte gratuite. Si ha, infatti, l'impressione che gli onorandini non siano in grado di imporre certe linee da seguire, a fronte di inevitabili dimissioni o cancellature elettorali. C'è un altro aspetto sociale, tra i giorni attuali e quelli ottocenteschi, che merita attenzione. Oggi, infatti, si va alla ricerca di quella effervescenza esibizionistica che va combattuta con tutti i mezzi. Inutile pensare a crociate moralizzatrici; occorre, soprattutto, emarginare, come avveniva nel periodo ottocentesco, chi si troverà davanti alla giustizia ordinaria e cessare, una buona volta per tutte, quella giustificazione di aver agito in nome e per il bene della propria Contrada. Ma se gli onorandini continueranno ad evitare di affrontare l'abbandono tutto resterà immutato, con tutte e problematiche di ordine pubblico che ne deriverà. Sergio Profeti 15 settembre 2006 |