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Il patatrac di Titì Non è servito proprio a nulla l'impegno di Titì a favore delle Associazioni storiche d'Italia. Tutto il lavoro, le raccomandazioni, le amicizie intersecate, gli espedienti che sono serviti ad anticipare di ben 152 articoli l'emendamento, trasformato in articolo 11 della Finanziaria, messi in atto da Titì non serviranno praticamente a nulla. Oltre ad evidenti angolazioni di incostituzionalità della norma, che vanno anche a rimarcare quanto previsto dalla legge n. 208 del 25 giugno 199, c'è, grazie alle risate dei commercialisti d'Italia, esclusi quelli senesi, da evidenziare l'insussistenza della norma contenuta nel secondo periodo del comma 1, dove si fa esplicito riferimento ad un'esenzione che nell'ordinamento fiscale italiano non può esistere. La dimostrazione che Titì abbia agito in modo confuso, e del tutto arbitrario, risulta evidente proprio dall'invenzione dell'articolato, anche perché Titì è stato costretto a rimediare in fretta per poter pensare di passare ala storia della città. E', per Titì, un vero patatrac, attraverso il quale vene evidenziato tutto il pressappochismo di chi si è trovato a gestire un problema molto più grande delle proprie capacità. C'è da evidenziare che il tempo per le correzioni è ancora abbondante, ma è altresì evidente che una correzione in Commissione del Senato significherebbe per Titì l'ennesima figuretta rimediata su una problematica nazionale per la cui realizzazione Titì stesso ha sacrificato il rifinanziamento della legge speciale per Siena. Titì ha cantato troppo presto vittoria, ed il suo Numero Unico è stato scritto prima ancora di tagliare il terzo bandierino. A presto. Così, semplicemente. Sergio Profeti 27 novembre 2006
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