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Lettera aperta al Priore della Chiocciola Caro Roberto, questa è una di quelle lettere che, in fondo, ci spiace scrivere ma la necessità è tale che, all'indomani del golpe di Titì nei corridoi di Montecitorio, occorre riproporre alla tua attenzione quel concetto di Contrada che, nei lunghissimi anni della nostra conoscenza, hai sempre, giustamente, evidenziato. Abbiamo scelto questa occasione non certo per ripercorrere le tappe di un cammino parlamentare decisamente clientelare, confusionario e dilettantistico, bensì per porti davanti a quel concetto e quel credere con cui hai sempre impostato i tuoi impegni istituzionali nella Chiocciola e al di là della tua Contrada. Il Palio a Siena esiste da secoli perché a Siena, da secoli, esistono le Contrade e da queste emerge e si caratterizza quella linfa di continuità che ha fatto di queste istituzioni, ente, o persone giuridiche, come meglio si preferisce definirle, un "unicum" che esiste solo a Siena. Perché solo a Siena? Perché, nella travagliata vita sociale ed economica che la città ha vissuto a partire dal XVII secolo, le Contrade sono riuscite a restare ben vincolate con il terreno e con il territorio, dimostrando la loro unicità. Non c'era ancora l'Unità d'Italia quando i francesi, per la seconda volta, invasero la Toscana e, osserva bene, non riuscirono a penetrare all'interno di quelle 17 Contrade della città. Certo, se ci fossero riusciti, oggi non esisterebbe Sunto. Sono uniche e tali devono restare; soprattutto oggi in una società di estremi leccaioli e di mentalità adeguate al potere economico della città, e non solo. Che poi le Contrade, giustamente, abbiano demandato interamente all'Autorità comunale il ruolo di gestore della loro Festa è la chiave, risultata vincente, dell'attualità del Palio, pur con tutte le sue contraddizioni da sempre esistite e che esisteranno per sempre. Non è questo il punto da focalizzare; occorre specificatamente pensare a cosa sia realmente l'Ente-Contrada ed il motivo per cui sia riuscito a superare guerre, ideologie, mode e costumi per raggiungere il XXI secolo. Senza Contrade, senza queste Contrade, non esiste, né esisterebbe, il Palio di Siena. Questo concetto di Contrada, di unicità di un Ente territoriale e secolare, trova proprio nel Priore della Chiocciola uno de maestri a cui occorre riconoscere la necessaria onestà di agire ed operare nella direzione in cui si crede. Ed allora, dove vogliamo arrivare? Vogliamo arrivare a pensare, ed anche a gustare, una convocazione dell'Assemblea Generale della Contrada della Chiocciola in cui siano i contradaioli attuali, e non certamente quelli dei secoli che hanno preceduto l'Unità d'Italia, a stabilire se sia opportuno, o meno, che la Contrada della Chiocciola chieda al Ministero dell'Economia l'inserimento del proprio nome nell'elenco delle "associazioni che operano per la realizzazione o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico", al fine di ottenere (o aggirare) esenzioni fiscali. E questo, caro Roberto, seguendo le indicazioni, ed insegnamenti, della tua filosofia sul concetto-Contrada, è non un bene ma un rispetto generale di coerenza e credibilità: concetti e definizioni che appartengono a tutti e non certamente solo alle esigenze, cui adeguarsi per non affrontare il problema. Il parere della tua Assemblea generale offrirebbe quelle garanzie necessarie per non parlare più del problema: Contrada della Chiocciola o Associazione storica della Chiocciola? Un passo storico, come fu quello agli inizi del 1980 allorché l'Assemblea della Chiocciola si pronunciò con un netto, deciso no verso la possibilità di ricorrere al TAR. Ricordi, Roberto, chi era il Priore di quell'Assemblea? Quella fu storia che accresce ancor oggi la storia della Contrada della Chiocciola, non certo dell'associazione della Chiocciola. Vedere il popolo della Chiocciola riunito in Assemblea per decidere se chiedere al Ministero dell'Economia di essere considerata "Associazione storica" non ha ... prezzo. Così, proprio semplicemente. Sergio Profeti 20 novembre 2006 |