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Situazione sfuggita di mano a Titì?

A prescindere dalla confusione che regna sovrana nell'Aula del Parlamento, con gli onorevoli sempre più costretti a rincorrere gli emendamenti correttivi del Governo, oltre a far perdere tempo parlando sempre degli stessi argomenti, si ha l'impressione che il susseguirsi degli atti abbia mandato in tilt lo stesso Titì (il torraiolo trovatello Ceccuzzi) che continua diligentemente a votare come imposto dai DS, senza, peraltro, mai prendere la parola nel lunghissimo dibattito parlamentare sulla Finanziaria. In tutta la giornata di ieri, e soprattutto grazie all'aiuto che vari uffici della Camera ci hanno dato, siamo riusciti a ricostruire, pur con qualche aspetto ancora al condizionale, la vicenda degli emendamenti di Titi, ma, per spiegare tutto attentamente ai nostri tre lettori quotidiani, è opportuno fare qualche passo indietro. Preferiamo saltare il primo impegno legislativo di Titì, con il celebre emendamento coperto dall'aumento dei super-alcolici, perché ciò che cronologicamente è accaduto dopo assume ancor più i contorni della drammaticità teatrale e dell'incompetenza vera, pura e cristallina. Titì, infatti, ha prima presentato due emendamenti (sull'aiuto alle Associazioni storiche e sul rifinanziamento della Legge speciale per Siena) in Commissione Bilancio e, dopo aver ottenuto il via libera dalla Corte dei Conti, li ha ripresentati, in quanto non discussi in Commissione, interamente all'Aula del Parlamento come commi aggiuntivi dell'art. 163 della Finanziaria, sempre di propria iniziativa e senza mai preoccuparsi di ottenere consenso da parte degli onorandini. La situazione è precipitata nella giornata di martedì, quando l'Ansa ha fatto esultare pro-loco, Associazioni storiche e strutture sciommiottesche simili. Ma perché l'Ansa ha dato notizia solo martedì, quando Titì aveva presentato da oltre una settimana l'emendamento alla Camera? Perché l'emendamento delle pro-loco è stato acquisito dalla Commissione bilancio e, di conseguenza, notificato come "novità". Da qui il lancio dell'Ansa. Ma c'è, purtroppo, di più. Già nella giornata di martedì eravamo venuti a conoscenza di un emendamento del Governo sull'art. 163, ma non eravamo riusciti ad averne copia e, come accennato, sono stati diversi uffici della Camera ad aiutarci. L'emendamento del Governo è classificato come 163.500 e, una volta distribuito agli onorevoli, ha messo in allarme Titì che si è subito precipitato a confezionare un ulteriore emendamento, lo 0.163.500.13. In questo emendamento, come si può vedere, Titì ha chiesto la "prosecuzione degli interventi di cui all'art. 2 della legge 15.12.1998 n. 444", che è la legge che riguarda il rifinanziamento della normativa speciale per Siena e che faceva già parte del "pacchetto" presentato alla Camera. Titì, però, nell'occasione si è dimenticato di ritoccare, in 2,5 milioni di euro annui, le spese autorizzate dall'emendamento del Governo. La sensazione è che, davanti all'emendamento sulle pro-loco che, ufficialmente, porta la firma della Commissione Bilancio, Titì abbia cercato di rimediare su una problematica molto più concreta e seria, quella del finanziamento della città di Siena, accorgendosi, con ritardo, che la situazione gli era ormai sfuggita dal controllo. A questo punto ci si chiede il perché si sia arrivati a vedere la Commissione Bilancio scegliere tra i due emendamenti di Titì, quello con impatto economico inferiore. Risposta praticamente semplice, che va a mettere in risalto, ancora, la scarna esperienza di Titì stesso. C'è un'altra considerazione a margine da effettuare. Un emendamento a firma della Commissione ha lo stesso valore di uno presentato dal Governo, in quanto il blocco della maggioranza voterà a favore del suo inserimento negli articoli della Finanziaria, ed anche perché, in caso di voto di fiducia, ci sono altissime probabilità che un emendamento della Commissione entri a far parte del "maxi". Cosa prevede adesso lo scenario parlamentare? Domani è convocato il Consiglio dei Ministri, presieduto da Prodi, e, stando alle varie note giornalistiche raccolte nei TG italiani, si dovrebbe passare al nulla osta per la presentazione di un maxi-emendamento su cui imporre, democraticamente, la fiducia. Ed è proprio la confezione di questo atto che tiene ancora in fibrillazione il mondo contradaiolo, ad un passo dall'infelice etichettatura di pro-loco. Nel "maxi" dovrebbero confluire tutti gli emendamenti corretti alla Camera, oltre alla notevole quantità di norme che non sono state discusse, come quelle relative all'art. 163. Ed è qui che torna in ballo Titì. Ci sono fortissime possibilità che le pro-loco rientrino nel maxi-emendamento, mentre il rifinanziamento della Città di Siena ne resterà fuori. In conclusione, l'azione emendativa di Titì è servita per offrire un piatto dorato a strutture tipiche delle pro-loco italiane, distanti anni luce dalle nostre realtà, mentre la città di Siena, che ha avuto la sfortuna di convivere con Titì dirigente stipendiato dei DS, si ritrova senza finanziamenti, o, per dirla alla maniera più spiccia, senza il becco di un eurino. Lo scorso anno c'era il senatore-mancato Vigni a sbraitare contro Silvietto per i tagli subiti dalla città nella sua legge speciale; quest'anno, con un governo espressione della città, abbiamo fatto, praticamente, scopa. Con un'eccezione: le pro-loco d'Italia! Ora non si venga mai a sostenere che, a Roma, Titì è stato frainteso, per favore. Una provincia che esprime saldezza al regime non poteva che esprimere Titì, o no?

Sergio Profeti

16 novembre 2006