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Lintervento di Nicola Bono sullart 163 nella discussione di mercoledì 8

Questo il testo dell'intervento di Nicola Bono, deputato di Alleanza Nazionale, sulle critiche rivolte all'art. 163 della legge finanziaria, dove è collegato l'emendamento di Titì:

«Per i beni culturali non vi è dubbio che l'apparente successo ottenuto dal ministro Rutelli - una certa discontinuità rispetto alle altre amministrazioni in ordine alle risorse ottenute - non corrisponde, nella sostanza, alle aspettative di un significativo miglioramento delle politiche culturali. Tutt'altro: si nota, piuttosto, un'involuzione grave in ordine alla filosofia di gestione che si articola su una sorta di «spezzatino» dei nuovi stanziamenti ottenuti, distribuiti in una miriade di mini fondi che rendono inquietante lo scenario complessivo della gestione della cultura nell'era Rutelli. L'articolo 163 prevede, infatti, l'istituzione di un fondo per l'attuazione di accordi di cofinanziamento tra lo Stato e le autonomie finalizzato al sostegno di interventi in materia di attività culturali svolte nel territorio. A parte l'irrisorietà dello stanziamento di 20 milioni di euro, cosa vuol dire? Non si tratta, forse, di normali attività di istituto? Che bisogno c'è di creare questo fondo? Sorge il dubbio che il vero obiettivo sia quello di gestire con criteri discrezionali e non trasparenti una somma al di fuori della normale programmazione del bilancio del Ministero.
Questa norma fa il paio con l'altra, sempre introdotta con il medesimo articolo, che assegna un contributo di 31,5 milioni di euro per interventi di tutela e valorizzazione da individuarsi con decreto ministeriale. Questa norma potrebbe intitolarsi «Arcus 2, la clonazione» poiché non ha alcuna motivazione oltre quella di costituire un ulteriore strumento discrezionale per il ministro. Già esistono gli APQ, l'Arcus: sarebbe il caso di evitare ulteriori parcellizzazioni degli interventi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Stessa osservazione vale per i 20 milioni di euro da gestirsi con criteri altrettanto discrezionali nell'ambito del settore di sostegno alle attività cinematografiche.
Fortemente deludenti, poi, sono le previsioni di spesa per il FUS: altro che l'impegno assunto dal centrosinistra in campagna elettorale di elevare la quota per la cultura e lo spettacolo fino all'1 per cento del PIL!
Il Mezzogiorno subisce una pesante penalizzazione. Altro che finanziaria meridionalista! Quanta enfasi sui 63 miliardi di euro concessi al sud, mentre è tutto falso, un semplice effetto virtuale. Lo stanziamento di 63 miliardi di euro è stato teorizzato nel settennio 2007-2013, ma è sfuggito a molti il fatto che la finanziaria programma solo in prospettiva triennale. Quindi, tutte le risorse assegnate a partire dal 2010 hanno solo un effetto-manifesto, un effetto-annuncio: si tratta di un dato esclusivamente virtuale che serve a tentare di coprire la vergogna di un'ennesima finanziaria, da parte della sinistra, che penalizza il Mezzogiorno.»

9 novembre 2006