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L'errore clamoroso di aver puntato su un emendamento della Finanziaria "... per i criteri adottati ai fini della valutazione di ammissibilità ... non possono ritenersi ammissibili .... emendamenti recanti norme di carattere localistico o microsettoriale ..." A parlare è Lino Duilio, presidente della Commissione Bilancio della Camera (cfr. la pagina 4 del resoconto della V Commissione parlamentare del 30 ottobre), e si tratta di affermazioni che condividiamo in pieno. Titì, il torraiolo trovatelo Ceccuzzi che fa il pendolare dorato tra Siena e Roma, non è riuscito in oltre 10 giorni dallo scandalo del suo bluff parlamentare ai danni delle Contrade di Siena a comprendere fino in fondo in quale vicolo cieco stava proiettando tutto il mondo contradaiolo che attende una soluzione fiscale dallo Stato per risolvere i suoi problemi sull'argomento. L'emendamento collegato alla Finanziaria, o a un decreto legge ad essa unito, non è assolutamente la soluzione necessaria per risolvere le vicende fiscali di un mondo particolare e prettamente "microsettoriale" com'è quello in cui agiscono 17 contrade all'interno di una struttura suprema che è il Comune di Siena. L'errore di aver puntato tutte le carte, per risolvere la vicenda davanti alle legittime azioni di controllo della Guardia di Finanza, nell'inserimento di un emendamento alla Finanziaria è un errore che emerge chiaramente dal comunicato degli onorandini e che necessita di una particolareggiata lettura tra una parola e l'altra. Per rimediare a tutto c'è una sola possibilità: che oggi l'emendamento di Titì a favore delle Associazioni storiche e contro le Contrade di Siena venga dichiarato inammissibile. Così, semplicemente. 2 novembre 2006 |