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Il crac di Titì La vicenda parlamentare, che riguarda la legge salva-Contrade, possiede ancora delle angolazioni che devono trovare una precisa chiarificazione. Il torraiolo trovatello Ceccuzzi, Titì, ha inopportunamente, e nascondendo ai veri e legittimi interessati le notizie, forzato la mano andando a ficcarsi dentro un buchino che costituisce un vero crac, sia della sua superficialità parlamentare, sia d un modo di agire esclusivamente effervescente e riappiccicato. Per chi, come i nostri tre lettori quotidiani, ha sempre avuto presenti le indiscusse non-qualità di Titì non si è stupito più di tanto nell'apprendere le fantasiose idee del parlamentare torraiolo, che hanno raggiunto l'apice con la copertura su una tassa diretta alla vendita dei super-alcolici. Ma quello che è stato veramente vergognoso, da parte di Titì, è il silenzio con cui ha circondato la sua azione ed il suo emendamento, togliendo di fatto quell'aspetto sulla personalità giuridica che i 16 onorandini ed il Priore della Chiocciola avevano ben focalizzato agli inizi di settembre, e sul quale lo stesso Titì aveva dato ampia dimostrazione di aver compreso e capito. Non è stato così; è stato, più semplicemente, un crac che ha messo a nudo, se ma ce ne fosse stata necessità, tutta l'effervescenza operativa di un personaggio che s è visto dichiarare inammissibili tre emendamenti su altrettante proposte. E pensare che Titì si trovava al debutto. 23 ottobre 2006 |