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Tutte le colpe di Izino

Ha perfettamente ragione Lorenzo Rosso quando giovedì scorso ha affermato: "In questi giorni non si è fatto vivo nessuno né con me né con l'on. Migliori: silenzio dal Cenni e dagli altri organi istituzionali cittadini e contradaioli". Si è trattata di una giusta ed equilibrata osservazione, con cui Rosso ha evidenziato la carenza della presenza istituzionale, amministrativa e contradiola, del passato e del presente su una questione che avrebbe chiesto continui ed incessanti interessamenti nell'asse Siena-Roma. Le responsabilità sono tutte da ricercarsi, infatti, nelle stanze di Izino, dove i solitari si rincorrono a ritmi vertiginosi, ma dove, soprattutto, impreparazione e assoluta incapacità a svolgere un ruolo primario hanno cadenzato il rituale sogno secolare dei senesi: godere dell'insuccesso altrui. E, come sempre accade in queste situazioni, l'insuccesso ha creato un danno alla comunità cittadina e contradaiola, poiché la mancata approvazione della legge in questa legislatura pone il mondo contradaiolo davanti a nuovi scenari fiscali dove le stesse Contrade stanno soccombendo e perdendo credibilità. A Lorenzo Rosso è venuto a mancare quell'appoggio che avrebbe costituito una svolta vincente per un definitivo passaggio della proposta di legge al Senato. E in questa mancanza un ruolo decisivo lo ha svolto Izino, che nell'aprile 2005 sbagliava e confondeva goffamente un inventato emendamento presentato da Vigni con una vera e propria proposta di legge e che ha continuato, nel tempo, a disinteressarsi meticolosamente del percorso parlamentare della legge, senza mai intervenire, senza mai avocare a sé ogni forma comunicativa e organizzativa. Un disinteresse costante con il quale nascondere incapacità e impreparazione, ma anche per far sì che i successi di Alleanza Nazionale non assumessero toni e dimensioni incontrollabili. Il fatto che da alcune settimane fosse maturata la certezza che questa legislatura non sarebbe riuscita a concretizzare i tempi per l'approvazione definitiva della legge, sta a significare quanto lui, assieme ai DS locali, abbia sformato dei successi inoppugnabili ottenuti da AN, a Siena e a Roma. Un comportamento che è andato a tutto danno del mondo contradaiolo e della città. Ha avuto ragione Rosso a lamentarsi di essere rimasto solo nella barca a remare per favorire il mondo contradaiolo davanti alle leggi dello Stato italiano.

1 febbraio 2006