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Di Tanno: la sua idea è una scatoletta Simmenthal La necessità di tenere tutto nascosto e sotto chiave rappresenta, nel mondo attuale della comunicazione, la scelta di chi ha paura di affrontare a viso aperto la realtà e le conseguenze di infelici scelte. Ne è una prova, e una testimonianza, l'atteggiamento dell'attuale Onorandone degli onorandini, tal Paulesu, che questa sera riferirà sulla "scatoletta Simmenthal" inventata da Di Tanno. Il legame, e la conseguente scelta, dell'illustre fiscalista è di per sé un fallimento, sia per il modo a cui si è giunti nell'individualista dell'eccellente tributarista, sia per i risvolti che implica la realizzazione del progetto. Il legame "bancaiolo", tra l'Onorandone ed il celebre Giuseppino della Mucchina, è all'origine di questa ennesima dimostrazione di sfruttamento dell'immagine contradaiola, che dovrebbe, addirittura, richiedere l'intervento del Citipi. Le gravi lacune storiche e culturali dei due personaggi, che non hanno alcuna conoscenza del "materiale giuridico" che riguarda il mondo delle Contrade, sono una base concreta del fallimento dell'operazione Di Tanno, con quest'ultimo che si è permesso il lusso di mandare via i capitani da una riunione. Nonostante la cortina di silenzio imposta dall'Onorandone è possibile spiegare in cosa consista lo studio di Di Tanno, rendendosi conto che il paragone con la scatoletta Simmenthal è piuttosto realistico. Di Tanno non ha certamente inventato niente di eccezionale nell'accostare il mondo contradaiolo ad uno strumento di gestione patrimoniale acquisito dall'Inghilterra, il celebre "trust", definito alla senese "trastino". Un'idea del genere poteva realizzarla qualsiasi commercialista locale, inserito o meno nell'attività contradaiola, ma, si sa benissimo, come si sviluppa la mentalità senese. Tutto ciò che ha matrici senesi non ha alcun valore; se, al contrario, l'idea è legata ad un nome altisonante ci si inchina e si seguono le direttive. E' la stessa matrice di mentalità che ha aperto le porte alla Rai e di cui tutti, oggi, ci lecchiamo le ferite. Prima di analizzare la scatoletta di Di Tanno, è opportuno, grazie all'appoggio incondizionato delle ricerche digitali della grande rete, spiegare cosa sia il "trust" e come non sia assolutamente applicabile alla realtà contradaiola (di Siena). In italiano "trust" significa "fidarsi" e rappresenta una specie di cintura protettiva del patrimonio. Con il trastino si annientano due figure: la proprietà e il proprietario. Infatti, viene individuato, nell'istituzione del trastino, un bene di qualsiasi genere (la traduzione nel linguaggio paliesco è il denaro), chi lo cede in gestione (traduzione = l'ente Contrada), chi lo gestisce (traduzione = Capitano) e chi è designato quale beneficiario della gestione stessa (traduzione = il fantino). Il funzionamento del trastino è abbastanza semplice, e, di conseguenza, alla portata di qualsiasi studio commercialista, senese ed "estraneo". Il settlor, cioè il disponente e cioè la Contrada, individua il trustee, cioè il gfestore cioè il Capitano, al quale affida la gestione di un insieme di beni, cioè il denaro, e di cui ha piena facoltà di disporne nei limiti del contenuto del mandato. Tutto qui. Tecnicamente, e razionalmente, il trastino serve per proteggere il patrimonio da possibili pretese dei creditori personali. Non è il caso, ovviamente, delle Contrade; trattandosi il trastino, infatti, di una soluzione per risolvere problemi di gestione di elevati patrimoni, risponde alla perfezione alle esigenze proprie di questo settore. E' per questo motiuvo che il Ministero delle Finanze non lo vede di buon occhio, essendo concreta la possibilità di spostare forti redditi verso strutture di tassazione più morbide di quella italiana. Ma questa considerazione non vale per il mondo contradaiolo, poiché i redditi percepiti devono essere tassati proprio in Italia. Sta di fatto che il trastino di per sé non è ben introdotto nell'ordinamento italiano, sia dalla prospettiva civilistica, che amministrativa e tributaria; figuriamoci poi se appiccicato al mondo delle Contrade. Spiegato a sommi capi in cosa consista il trastino, veniamo ad analizzare la scatoletta Simmenthal ideata da Di Tanno. Cosa ha proposto Di Tanno? a) le Contrade devono assumere una personalità giuridica. Osservazioni: Di Tanno ha scoperto l'acqua calda. b) le Contrade devono tutte modificare i propri Statuti e creare una nuova figura che vada a sostituire il Capitano, il futuro trustee, con un perfezionamento notarile dell'avvenuto conferimento. Osservazioni: idea praticamente da bocciare sotto ogni angolazione: storica, culturale e attuativa. c) La Contrada, quale ente, ingaggia il fantino per le prove e corrisponde regolare premio in denaro, su cui applica la cosiddetta trattenuta d'acconto che tanto piace alla Guardia di Finanza. Osservazioni: irrealizzabile. Non tanto per il contatto Ente Contrada-fantino per le prove, quanto per la ritenuta d'acconto da versare. Sarebbe la più classica dimostrazione davanti allo Stato italiano che tutto ciò che finora è stato scritto e dibattuto nei tribunali d'Italia è un segno distintivo dei nostri errori. d) Ultima chicchina di Di Tanno. Per il rapporto fantino-Palio? Ci pensa il Capitano, cioè il trustee che effettua una donazione volontaria al fantino e, in quanto tale, non soggetta ad alcuna tassazione alla fonte; cioè nionete ritenuta d'acconto. L'operazione è fattibile perché l'Ente Contrada ha nominato il Capitano come trustee e, come tale, questi agisce liberamente nei limiti del mandato conferitogli. Osservazioni: Di Tanno ha rinventato l'acxqua calda, poiché questo meccanismo, della donazione da Capitano a fantino, era già stata illustrata sapientemente dal professor Comporti nel 1987, quando non esisteva il trustee. Conclusioni: Di Tanno non va fermato, poiché i responsabili sono i 17 onorandini che ne stanno seguendo le impostazioni, con particolare riferimento all'attuale Onorandone il quale è strettamente collegato a Giuseppino della Mucchina. Così, semplicemente. Sergio Profeti 10 maggio 2004 |