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Di Tanno: è tutta aria ribollita

Sulla bravura e competenza tecnica di Tommasso Di Tanno non esistono dubbi, che, puntualmente, subentrano nel momento in cui le complesse situazioni studiate dal fiscalista vengono immerse nella realtà contradaiola. Ed allora ci si chiede: era proprio necessario ricorrere a Di Tanno? O, più semplicemente, la soluzione ideata e suggerita poteva essere tranquillamente prospettata dal professor Comporti? Di Tanno, in termini molto chiari, non ha inventato nulla di nuovo, trattandosi di un espediente tecnico già diffuso negli studi commercialisti, ma che non può innescarsi nella realtà senese. Il "brogliaccio informativo" presentato ieri, dopo aver buttato fuori dalla stanza i 5 Capitani presenti, assomiglia tanto all'aria ribollita, quella che si trova a metà strada tra la scoperta dell'acqua calda e del fuoco che scotta. La possibilità di destinare un fondo economico a favore del personaggio che riveste il ruolo di Capitano non è altro che una copiatura semplice di ciò che avviene oggi. La complessità del meccanismo, una volta operativo dal punto di vista legale, dovrà sconvolgere le abitudini contradaiole e le cadenze interne tanto che la soluzione di Di Tanno appare sotto una veste tecnica forzata per l'ambiente contradaiolo. Ci chiediamo se, con tutto il materiale emanato dai vari tribunali d'Italia, ci fosse stata la necessità di "inventare" qualcosa di nuovo. Se l'idea di Di Tanno non fa una grinza dalla prospettiva tecnica, alla prova dei fatti, quindi nella concretezza, la soluzione prospettata è lontanissima dalla fattibilità, nonostante le chiacchiere assicurative dello stesso Di Tanno. Seguire l'idea di Di Tanno significa, in modo molto semplice, perdere tempo prezioso e, al tempo stesso, allontanare chi, come Comporti, ha saputo, in un quarto di secolo, fare emergere nella concretezza ipotesi ventilate sulla particolare natura giuridica delle Contrade e del Palio. La soluzione di Di Tanno, oltre a mettere fuori dalla porta i Capitani, non ha alcun significato all'interno delle nostre mura.

Sergio Profeti

5 maggio 2004