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Il tortuoso meccanismo ideato da Di Tanno

Oggi alle ore 15 in Comune Di Tanno incontrerà la delegazione di Capitani, la Deputazione, fresca fresca diu nomina, degli onorandini, oltre ai "tecnici", promossi sul campo, Sampieri, Paolini e Pomponi. Oggi alle 15 il mondo contradaiolo sarà finalmente illuminato dalle idee di Di Tanno, la cui consulenza è stata fortemente voluta dai Capitani. Anche se è parzialmente condivisibile la filosofia che impone un raggio vasto di opinioni per una valutazione concreta della problematica, non ci stnacheremo mai di ripetere che la situazione fiscale e tributaria era già stata ampiamente esaminata, vivisezionata e interpretata nel 1987 dal professor Comporti. E visto che i riferimenti di legge avanzati dalla Guardia di Finanza, risalenti al DPR del 1973, non sono stati né soppressi, né modificati dal 1987 al 2004, ci sentiamo in grado di sostenere che la scelta di Di Tanno è stata imposta da chi, come Giuseppino della Mucchina, ha necessità di imporre il suo marchio nella vita paliesca. Di Tanno, quindi. Ma cosa ha inventato il celebre fiscalista italiano? Niente di originale, ricalcando un meccanismo che va tanto di moda nell'attualità sociale. Una soluzione perfetta, non c'è che dire, ma difficilmente applicabile alla realtà contradaiola, perché il meccanismo è complesso e complicato e non è di semplice configurazione paliesca. C'è, infatti, da analizzare varie problematiche che riguardano la storicità dell'Ente Contrada, come nucleo esclusivo della base; il suo inserimento nel "tessuto regolamentare", approvato da un ente locale come il Comune di Siena; la semplicità del meccanismo del "contributo volontario" che ha funzionato per secoli, e continuerà ad esserlo per altrettanti; la mole di lavoro che è stato sviluppato per rendere l'Ente Contrada immune da "attacchi tributari"; questo "patrimonio" che non può essere dissolto dal parere illustre dell'ultimo arrivato. Di Tanno non ha colpa se la sua soluzione è perfetta nel "resto d'Italia". Negli "stati" che esistevano prima dell'Unità d'Italia si agisce con altri meccanismi e filosofie. Lo hanno detto i giudici d'Italia che agiscono e parlano "in nome del popolo italiano".

Sergio Profeti

4 maggio 2004