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Si vuole a tutti i costi una tempesta in un bicchier d'acqua

Gli incontri, a livello personale, via cellulare, o posta elettronica (per i più evoluti), tra onorandini si susseguono con insistenza; manca l'ufficialità della riunione (cioè la verbalizzazione di ciò che si afferma) ma in questo periodo non si può certo affermare che gli onorandini ignorino le problematiche che riguardano il mondo contradaiolo, anche se certe voci mirano a volere l'Onorandone in ferie. Ci mancherebbe solo questo. Quello che non si riesce ancora a capire, vista l'attenzione riservata alla vicenda dagli organi di informazione locale, è se gli onorandini vogliono o meno quel "silenzio stampa" che, forse, aiuterebbe a creare meno agitazione negli stessi onorandini. Non si riesce, quindi, a capire il motivo per cui gli stessi non chiedano di far calare un po' l'attenzione giornalistica sulla vicenda. Comunque, a prescindere da queste considerazioni, si ha forte l'impressione che si voglia per forza scatenare una tempesta in un piccolo bicchier d'acqua, dove nemmeno una zatterina potrebbe naufragare. La volontà ormai dell'Onorandone di richiedere l'interevento di Tommaso Di Tanno, per coprire così i sorrisoni di Giuseppino della Mucchina e del successore, è il segnale più evidente che gli onorandini vogliono creare la tempesta nel bicchier d'acqua. Non è, infatti, la Guardia di Finanza ad agitare le acque ma sono i timori, le paure, le incomprensioni, le incertezze del futuro degli onorandini a far sì che la stessa GdF possa consolidarsi nella sua azione. Se la scelta di Di Tanno, che recentemente ha incontrato telefonicamente il comandante provinciale della GdF Marongin, è "ispirata" nel trovare quei meccanismi di "ingranaggio italico", è opportuno comprendere che si sta forzando la tempesta. Le Contrade, come ha sostenuto, attraverso prove, sentenze e quant'altro, il professor Comporti non devono assolutamente nulla allo Stato italiano allorché si parla il linguaggio paliesco. Attenzione, abbiamo detto "linguaggio paliesco". Non c'è quindi nessun tipo di problema per affrontare serenamente la vicenda nelle sedi istituzionali, che non sono certo quelle degli uffici che si trovano negli Orti dello Stradone di San Domenico. Basta essere convinti della vera natura delle Contrade, che non sono enti elencati in quei DPR ai quali fa esplicito riferimento la GdF nella sua azione. Ma allora perché si vuole per forza la tempesta se i confini dell'acqua sono quelli segnati da un bicchiere da vinsanto? Perché il trio Onorandone-Giuseppino della Mucchina-successore è alla ricerca di un colpo illustre che li riproponga positivamente davanti all'ambiente contradaiolo. E non importa se tutti e tre non avevano la minima cognizione paliesca e contradaiola in quel lontano 1987, allorché il professor Comporti espose, come detto, chiaramente che non esiste alcuna tassa da pagare allo Stato italiano per l'attività paliesca. Per essere ancora più chiari, su questo concetto, specifichiamo che nel 1987 sia Giuseppino della Mucchina, sia l'Onorandone che il successore non solo non riuscivano ad elencare alfabeticamente le 17 Contrade, ma non riuscivano neppure a comprendere la differenza tra l'asfalto ed il tufo. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

22 aprile 2004