SUNTO

 Sunto non si compra ... si legge gratis - Dal 1976 l'informazione paliesca senza un briciolo di pubblicità -  contatti

 

 

Cosa sono le Contrade? Appunti - 1

Studi precisi, e sviluppatesi nel tempo, hanno creato una corazza indistruttibile sulla figura dell'Ente Contrada, una corazza che ha già fatto vincere in più di un'occasione il mondo contradaiolo in tutta la penisola, da Asti, a Milano, da Firenze a Roma. L'Ente Contrada è sempre uscito vittorioso dai tribunali civili e tributari; non ha mai perso. Gli studi, cui accennavamo prima, sono numerosi ed elaborati da personaggi di indiscusso prestigio. C'è lo studio del lontanissimo 1964 effettuato da Michele Cantucci che, a ragione, può definirsi come il "babbo" di tutti gli studi effettuati sulla natura giuridica delle Contrade. C'è la relazione del 1987 con le sapienti intuizioni della Commissione nominata appositamente dagli onorandini e di cui facevano parte Comporti, Favilli, Messina, Ponticelli e Socini Franzinelli. C'è l'accurata elaborazione dello stesso Ponticelli nel 1988. Ci sono le preziose intuizioni del Notaio Coppini che sono servite alla Civetta per umiliare, davanti alla Suprema Corte di Cassazione, nientemeno che il Ministero delle Finanze. Ci sono i recentissimi studi del duo di onorandini Pomponi-Paolini, e c'è anche Paolo Barile che nel 1992, in occasione del Convegno del decennale del Citipi, seppe chiamare in causa addirittura la Costituzione per legarla saldamente alle 17 Contrade di Siena. Ed è proprio  da questo studio di Barile che vogliamo iniziare questa serie di "Appunti" storici che riguardano l'Ente Contrada. In quel lontano maggio di 12 anni fa cosa affermò Paolo Barile? "E' vero che a Siena -sosteneva Barile nel suo intervento dal titolo "Il diritto dello 'Stato Senese'"- esiste una porzione di privilegio che sfugge al diritto statale: la comunità cittadina ha indubbiamente il carattere di una comunità parzialmente autoregolantesi (un richiamo originale ed eccezionale, se vogliamo, all'art. 2 della Costituzione, che protegge le formazioni sociali dove si svolge la personalità dell'uomo)". Già l'art. 2 addirittura della Costituzione, la legge di tutte le leggi italiane. Cosa dice l'art. 2 della Costituzione? "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Barile è riuscito a centrare un doppio obiettivo; da una parte ha richiamato le norme costituzionali affinandole ad una realtà storica, e pre-unitaria, come quella senese attraverso le "Storiche Contrade" riconosciute dallo Stato italiano nel 1976 in occasione della prima legge speciale su Siena. L'altro obiettivo colpito, con semplicità, da Barile riguarda il concetto di comunità in grado di autoregolamentarsi in tutte le sue vicende quotidiane, dove l'uomo, che nutre l'Ente Conbtrada, è in grado di svolgere in pieno la sua personalità. Questa forza interna delle Contrade, nel loro atipico confronto con la realtà sociale italiana, ed anche fiscale, ha una propria connotazione che non affonda nell'improvvisazione culturale ma, attraverso i secoli, si interseca alla perfezione con norme e disposizioni che hanno valore assoluto, proprio perché si tratta di soggetti-Enti presenti nella vita della città da secoli e secoli. La forza della "continuità temporale", che le Contrade assumono all'interno della città di Siena, ha trovato proprio nell'art. 2 della Costituzione, e grazie alle parole di Barile, quell'essenza di vita sociale, dove l'uomo è allo stesso tempo uomo e Contrada in un unicum destinato a sopravvivere, senza alcuna cessione, nei secoli. I nomi delle Contrade, i colori, gli emblemi, i loro confini territoriali, sanciti da una vera e propria legge di Stato (essendo Siena un territorio di uno Stato, il Granducato, sorto prima dell'unità italiana), l'uomo dell'Ente Contrada sono rimasti inalterati nel  tempo e, proprio nel tempo, hanno fatto sì che oggi, nel XXI secolo e nelle vicende fiscali, possano contare su ciò che hanno creato: "una porzione di privilegio che sfugge al diritto statale e che è garantita dall'art. 2 della Costituzione", come ha brillantemente sostenuto Paolo Barile.

Sergio Profeti

1 aprile 2004