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E' impensabile applicare meccanismi sportivi al Palio

In nessuna fase gestionale della Festa il Palio può essere equiparato al mondo sportivo e, in particolare, a quello ippico. Se non si riuscisse a mantenere questa distinzione, si correrebbe il rischio di vedere frantumati quei segnali che hanno collegato fasi storiche di non indifferente significato. Se è vero che la Festa, per riuscire ad arrivare ai giorni nostri, ha avuto l'"intelligenza" di adeguare la propria struttura alla vita sociale che stava attraversando, è altrettanto vero che, allorché si vanno ad "urtare" posizioni consolidate, risulta necessario uno studio approfondito e sereno per riuscire ad amalgamare tutto. E con "tutto" si intendono gli interessi delle Contrade e quelli dell'Amministrazione comunale, che deve gestire la Festa della città, quindi anche delle Contrade. Se si presentano, o si intravedono, degli angoli difficilmente smussabili dalle due angolazioni, spetta solo all'Amministrazione comunale prospettare i rimedi ed i correttivi da "far digerire". Il Sindaco di Siena (quello vero, cioè Pierluigi Piccini) era riuscito a trovare un equilibrio concreto tra le imposizioni che giungevano dall'ambiente equino, ed ippico in particolare, con quelle che erano proprie della Festa. La realizzazione di un preciso "labirinto", nel quale poter trovare in modo indipendente l'uscita, ha portato la Festa ad esprimersi nella più concreta credibilità che mai potesse verificarsi, tanto più che ognuno era perfettamente consapevole su quale binario si stava muovendo. Al di là del binario si sarebbero aperte le porte della giustizia paliesca, e solo di questa. Dopo ciò che è accaduto il 16 agosto, il "labirinto" si è frantumato per la consapevole irresponsabilità del successore ed oggi torniamo indietro anni luce nel tentativo di riequilibrare il "piatto della Festa". Ma in questo "nuovo piatto" è opportuno che i Capitani sappiano disporre le varie pietanze, in modo tale da non lasciare al successore il compito di servire una vera "ribollita". Il principio cardine da salvaguardare, e dal quale poi far ruotare l'intero ingranaggio, deve essere individuato nel categorico rifiuto di equiparare il Palio di Siena al mondo sportivo, ed ippico in particolare. Le finalità di questi due mondi (quello paliesco e quello ippico) non presentano alcun intento in comune, essendo nati da filosofie distanti pur avendo nel cavallo il loro punto di congiunzione. Spetta ai Capitani, e solo a loro vista l'inettitudine organizzativa del successore, stabilire e ricercare altri punti di congiunzione. Ma attenzione sempre a parlare il linguaggio "paliesco" e non quello "sportivo".

Sergio Profeti

23 dicembre 2003