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Non è necessario "non correre" il Palio, basta solo correrlo dopo Nel mondo contradaiolo sta iniziando a serpeggiare l'iniziativa di sospendere per un po' di tempo qualsiasi attività sul tufo. Questo per due semplici motivi: una dimostrazione verso la caotica situazione creatasi con ì'avvento di un irresponsabile come il successore; un desiderio di "ricontarsi" allorché sarà finito lo "sciopero". L'idea di fermare il Palio non ci piace, perché se un giorno ci si dovesse veramente fermare, non si ripartirebbe più e, per contarsi, sarebbe sufficiente una saletta di attesa di qualche albergo locale. La decisione di fermarsi sarebbe dannosa, non tanto all'immagine interna del mondo contradaiolo, quanto piuttosto nei confronti di quei sentimenti che ognuno conserva quando, alle sette di sera, di due giorni all'anno si respira tutti un po' più affannosamente. Ma bisogna, pur studiare delle soluzioni per mettere con le spalle al muro l'incapacità organizzativa dell'attuale amministrazione comunale; bisognerà pur spengere l'arroganza e la presunzione dell'accoppiata perdente formata dal successore e dalla Creatura; bisogna pur mettere fine alle lusinghe nei confronti della Mucchina che si auto-inorgoglisce per la distribuzione di soldi a pioggia nei confronti delle Contrade; bisogna pur far capire alla Banca Padrona che, con i soldi, non si può nascondere la vergognosa strumentalizzazione di un Concorso per sostenere i propri prodotti commerciali. Bisogna, insomma, rispedire indignati gli ospiti illustri a casa, alimentando quel senso di sdegno nei confronti dell'intera città. E' semplice attuare questa determinazione di ritornare in possesso della Festa; basterà, infatti, non correre né il 2 luglio, né il 3, né il 4. Forse il 5, o il 6. Chissà! E attenzione a non pigiare il tasto del ricatto sull'ordine pubblico da parte delle autorità competenti (leggi Questura). Sarebbe un tasto da premere molto stonato. Poi, chissà cosa direbbe la Banca Padrona all'attuale Onorandone degli onorandini! Sergio Profeti 5 dicembre 2003 |