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Il Palio del 16 agosto non è dedicato all'Assunzione della Vergine in Cielo Le leggende, e le credenze popolari, sono i poli opposti della storia, quella vera e documentata. In altri termini più sbrigativi, tra storia e leggenda esiste un "conflitto", assumendo la leggenda le vesti di "traditrice" della storia. E, come in tutte le leggende, questo conflitto esiste anche nel Palio di Siena e principalmente sull'attribuzione, inventata, che il Palio di agosto si corre, ed è dedicato, all'Assunzione della Vergine in Cielo. Il Palio, e la sua storia, è una ribollita generale di leggende, basti, ad esempio, osservare la struttura della Passeggiata sul tufo, per rendersi conto di quanta anti-storicità esista in tutti i componenti, comprese quelle arti inventate sulla carta per ogni Contrada. L'attribuzione della dedica del Palio di agosto prosegue in questa specifica indicazione della leggenda: quello che non si sa lo si inventa di sana pianta. La storia, quella vera e documentata, riguardo al Palio di agosto è di una precisione secolare. Il 15 è il vero giorno dedicato alla Vergine ed in quel preciso giorno a Siena si disputava, come in gran parte dei paeselli d'Italia, una corsa denominata Palio, che non deriva dal latino pallium, ma dall'etrusco pale-a, festa del grano. Quando, con l'Unità d'Italia, il Comune decise di abolire il Palio alla lunga, quello che si correva il 15, non se ne accorse praticamente nessuno poiché quella corsa "a vuoto", come la definivano i laziali, aveva perso, con il passare dei secoli, la grande attenzione della popolazione locale, tutta proiettata, invece, verso il Palio alla tonda che si correva, dal 1701, il giorno successivo, assieme ad un altro Palio alla lunga organizzato dal Valdimontone in occasione della propria festa titolare. Con il passare dei decenni, e con il mutare delle mentalità sociali e turistiche, si pensò, visto che la mietitura nelle campagne era già conclusa, di trovare una dedica ad effetto e fu così stabilito che il "Te deum" di ringraziamento per la vittoria, anziché in Provenzano, si svolgesse in Duomo, inventando di sana pianta una dedica. La leggenda, così, è diventata storia. Quando si iniziò questa "leggenda"? Il lettore lo scoprirà nel momento in cui pubblicheremo un nuovo opuscoletto, che segue quello del "chiasso tra Onda e Nicchio" del 1834, nel quale è confermato che il drappellone, o, meglio, "la bandiera", di agosto veniva benedetta in Provenzano. Sergio Profeti 18 luglio 2003 |