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Perché scandalizzarsi?

La storia del Palio, specialmente quella del dopoguerra e degli anni '60, è costellata da ordini del giorno, prese di posizione, polemiche e critiche su una miriade di argomenti e da parte di singole Contrade or organismi, come il Ciapa (comitato amici del Palio) prima di trasformarsi in Cima (comitatino del masgalano). La storia insegna che gli argomenti dibattuti "a quei tempi" sono gli stessi, pur con angolature sociali diverse ed in parte anche opposte, che troviamo oggi sollecitate, tra le righe, dai vari organismi, la Confraternita in primo luogo. E' pur vero che alle istituzioni storiche (le Contrade) sono subentrati i Consiglieri comunali, ma è pur vero che le prime sono ormai fortemente condizionate dalle strutture sociali che le sovvenzionano, Banca padrona in primis. E' altrettanto vero che, da oltre 45-50 anni, si registra solo ed esclusivamente un continuo, incessante piagnisteo, ricorrendo alle frasi ad effetto sulla tradizione, sulla cultura, sulla storia che servono solo a riempire la bocca. Molti degli attuali onorandini, infatti, non hanno piena cognizione di alcuni termini usati. Il piagnisteo contradaiolo, che di generazione in generazione si rincorre puntuale, rappresenta il vero pericolo della Festa ed offre un quadro desolante per la risoluzione dei problemi. Chi, infatti, ad ogni piagnisteo si sente bruciare il terreno sotto i piedi, ha compreso che, ragionando con formule economiche, si ottiene il risultato desiderato: l'archiviazione dei piagnistei. Ecco perché, dopo 45-50 anni, le voci delle Contrade, che si sprigionano in modo separato e senza continuità, non ottengono tangibili risultati. Concetto che, tradotto in termini più concreti, suonerebbe così: brontolate? bene vi abbiamo comprato i costumi dal 1955 ad oggi, vi paghiamo un super-protettorato, vi mandiamo a cena i nostri ospiti e continuate a brontolare? Va bene, aumenteremo il prossimo anno il protettorato, ma smettetela con questi piagnistei e con i posti in palco! Già perché allora scandalizzarsi se la Festa fatta dai senesi per se stessi viene usata come specchietto turistico e per far visitare le "17 riserve indiane", con tutto ciò che ne deriva? Perché scandalizzarsi e perché non smettere di piangere? Dopotutto per una "Piazza pulita" e per tornare a sposare il motto "la Festa è fatta dai senesi per i senesi" non c'è bisogno di "grandi opere". Basterebbe non correre il 2 luglio o il 16 agosto, rispedire a casa la TV di Stato e gli ospiti della banca padrona e della sua filiale della Mucchina, ed i giochi sarebbero pronti a rientrare nei "secolari incastri". Non è difficile; più difficile è trovare, dopo 45-50 anni, nuove argomentazioni per piangere e per scandalizzarsi se, in forma anonima e scrivendo su Panorama Economy, si fa un elenco del "businesse" dimenticandosi di quanto spende il Comune di Siena per la propria televisione comunale. Per iniziare a smettere di piangere occorre pensare a far tornare la Festa dentro le mura: non corriamo più il 2 luglio o il 16 agosto. Non è difficile per chi possiede le "ore di volo necessarie". Ed allora vi chiediamo: ce lo vedete voi l'attuale Onorandone degli onorandini, il giorno dopo la "clamorosa decisione" salire, con la borsettina in mano, le scale della Banca Padrona e mettersi tranquillamente a sedere davanti alla propria scrivania, senza battere ciglio? Noi, sinceramente, no; ma voi? Ed allora perché continuare a scandalizzarsi se la Banca Padrona organizza illegalmente dei concorsi sul Palio di Siena, compra tutti i posti dei palchi e sul "balcone", manda nelle "riserve indiane" centinaia di ospiti a cena? Cosa c'è di scandalo, se nessuno fa "pio"?

Sergio Profeti

21 luglio 2003