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Ecco perché il successore si nasconde In molti si chiedono il motivo per cui il successore si nasconda dietro le proprie irresponsabilità e non riesca a mantenere una linea organizzativa precisa e ben definita. Per rispondere è necessario analizzare il comportamento tenuto in occasione degli ultimi cronologici tre episodi: l'abbandono dei veterinari all'indomani dell'agosto 2003; la decapitazione dell'ufficio organizzativo del Palio; il dietro-front sulle idee di applicazione del 101 alle Contrade per il cambio di posto dei fantini. Questi episodi sono gli ultimi di una lunga catena che è iniziata nel giugno 2001 allorché, in modo abusivo ed arrogante, il successore riammise alla tratta Altoprato. La catena è destinata ad allungarsi, e questo continuerà a spingere la Festa verso lo strapiombo, sia di immagine che organizzativo. Alla base dell'atteggiamento del successore, riteniamo che esista una forte insicurezza delle proprie vedute; è da tale insicurezza che nasce il contrasto sempre più evidente di non riuscire a comprendere quale bivio imboccare. Si assiste, infatti, a tentennamenti eccessivi che vanno a peggiorare una situazione già critica di per sé, come, ad esempio, è il caso della decapitazione dell'ufficio. La mancanza decisionale del successore di fatto è una decisione, perché viene a mancare appunto l'elemento essenziale che serve a dipanare la matassa. Questo continuo nascondersi, dopo aver fatto finta di lanciare il sasso, è il modo ambiguo che sembra contraddistinguere l'azione del successore in tutto il suo iter amministrativo e paliesco, in particolare. L'aver scaricato i veterinari, appena 24 ore dopo gli incidenti equini, è da coniugare con l'sos lanciato nei confronti di Giuseppino della Mucchina, che non si è fatto certo pregare per far riemergere la sua figura di avvocato in attesa di investitura nobiliare. L'sos nasconde tutta la frettolosa insicurezza gestionale del successore, che annaspa in modo evidente davanti alle difficoltà. Questo perché manca di una cultura amministrativa di base e non è ancora riuscito ad amalgamare le conoscenze paliesche con quelle, appunto, amministrative. L'ennesima dimostrazione del suo nascondino l'abbiamo trovata nei giorni di fine novembre e l'inizio dell'anno contradaiolo. Dopo essersi pavoneggiato per "aver inventato la minaccia futura del 101 se i fantini cambiano posto ed allungano i tempi della mossa", il successore, sorprendentemente impallinato dagli onorandini, si è trovato nuovamente a nascondersi dietro le sue insicurezze. I suoi disagi si riflettono negativamente sull'ambiente c ontradaiolo e paliesco perché, allorché manca un punto preciso di riferimento, viene a mancare la credibilità nell'istituzione organizzativa della Festa. E questo è un fattore completamente negativo che il Palio di Siena non solo non merita, ma che difficilmente riuscirà a superare. Sergio Profeti 17 dicembre 2003 |