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Lettera aperta all'onorandina della Selva Adesso che la Signora, e non Nobile, Contrada della Selva ha vinto il Palio di Provenzano dedicato a S. Ansano è tornato alla ribalta il premio, tanto ingenuo quanto fuori luogo, che la comunità di San Sano ha voluto mettere a disposizione del Palio di Siena. E la cosiddetta "rana d'oro" sarà ufficialmente consegnata alla Selva, almeno così sembra. Perché, infatti, il problema riguarda ora la Signora Contrada che sta rischiando il ridicolo se si trasferirà nel Chianti a ricevere un premio che ha molti contorni dell'esibizionismo provinciale. La Selva, insomma, si ritrova a dover dare una svolta definitiva alla filosofia della "tappezzeria contradaiola". Se la Signora accetterà la "rana d'oro" (ma quanto peserà?) significa, inevitabilmente, che ci troviamo davanti ad un massiccio e faraonico attacco all'immagine delle 17 Contrade, per quell'angolazione che renderebbe ridicola la filosofia della registrazione nel marchio da parte del Citipi. Se, al contrario, la Signora rinuncia al premio, ci troveremo davanti ad una rinata Signora cui, chi scrive, deve molto. Ma la decisione è solo dell'onorandina Becchi e non vorremo, adesso, che si giocasse con la pallina del rimbalzo, tra la Selva e l'organismo delle Processioni; la decisione è solo ed esclusivamente dell'onorandina, che poi è anche vice-onorandona. E qui, come suol dirsi, occorre tirare fuori energicamente una decisione, senza rincorrere fin troppo facili, ed anche vittimistiche, interpretazioni. A nostro parere, in pieno periodo del tradizionale "bracere", forse sarebbe più opportuno vedere in Vallepiatta rane alla gratella che d'oro. Così, semplicemente. Sergio Profeti 16 luglio 2003 |