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Il Comune di Siena deve far rispettare il Regolamento, ma deve soprattutto rispettarlo La caratteristica che rappresenta l'unicità del "gioco" sul tufo, nel paragone con tutti gli altri "giochi organizzati", è che la massima espressione cittadina gestisce in prima persona l'intero meccanismo della Festa. Mentre le organizzazioni di tutti i giochi del mondo fanno preciso riferimento a particolari associazioni, o federazioni, quello che si svolge a Siena non ha necessità di alcuna ricerca organizzativa, visto che il legame tra le "partecipanti" ed il potere centrale cittadino è condizione necessaria e collaudata della volontà storica e culturale che permette ai due binari di correre in parallelo e di incontrarsi due volte all'anno. Mentre per organizzare qualsiasi tipo di attività sportiva, e, quindi, di gioco collettivo, è necessaria la presenza di appositi organismi che si intersecano tra di sé (basti osservare la gerarchia mondiale del pianeta calcio, dalla Fifa, all'Uefa, alle singole federazioni, che si riallacciano, queste ultime, alle varie leghe), a Siena il "gioco" che si corre sul tufo richiede solo la presenza della massima autorità cittadina, cui le partecipanti per rendere il "gioco" fattibile hanno da sempre demandato l'intera confezione organizzativa. Ed è così che il Comune, attraverso le sue leggi, stabilisce chi deve correre dall'inizio (cioè dalla cosiddetta "tratta delle Contrade") alla fine (cioè in occasione dei provvedimenti disciplinari). Per ottemperare a tutto ciò, il Comune di Siena ha stabilito, già dal 1659, precise regole che servono per far funzionare il "gioco". Senza le "regole" nessun gioco, in qualsiasi parte del mondo conosciuto, può svolgersi. Attraverso i secoli le regole si sono moltiplicate perché il Comune di Siena doveva garantire a tutte le partecipanti uguale dignità e uguale possibilità per ottenere la vittoria. E questo ruolo di garante il Comune di Siena se lo è guadagnato nei secoli e dovrà, in quelli futuri, essere così per due semplici motivi: il Palio è un patrimonio della collettività senese; il Palio è riuscito a giungere ai giorni nostri per la credibilità organizzativa del Comune di Siena. Quella ragnatela di norme, scritte e consuetudinarie, che il Comune di volta in volta usa per l'intera organizzazione della Festa devono essere rispettate da tutti i partecipanti al "gioco". Ma i partecipanti non sono due, ma tre: ci sono le Contrade, ci sono i fantini e c'è, soprattutto, il Comune. La "ragnatela delle regole" deve trovare, proprio in quest'ultimo organismo, il più pronto e deciso a rispettare ciò che deve rispettare. Non si può, per carenze organizzative e superficiali, togliere, come avvenne nell'agosto 2002, un giorno alla Festa; non si può assistere impassibili alle odierne fantasiose interpretazioni sul ruolo deliberativo della Giunta comunale. Se, giustamente, il Comune, negli anni, ha richiesto a due dei partecipanti al "gioco" il rispetto delle regole, non può creare tutti quei presupposti che minano la sua credibilità. Nel presente si assiste ad un comportamento del successore che stravolge quelle regole che il Comune deve rispettare, per essere rispettato. Non si può sostenere l'applicazione di un 101 alle Contrade per il cambio di posto; come non si può sostenere che la Giunta possa aumentare le sanzioni stabilite in primo grado. Sono questi i passaggi che incrinano il rapporto tra le tre componenti che animano il palio di Siena. Sicuramente illuminato, allorché osserva l'incontro di nuvole in cielo, il successore è riuscito a creare, in modo volontario e non casuale, l'allontanamento da sé di due componenti del gioco (Contrade e fantini). Non si nutre più, infatti, fiducia e certezza nell'operato del Comune di Siena e del successore in particolare, risultando essere troppe ed eccessive le mancanze di rispetto alla Festa che, di episodio in episodio, arricchiscono in negativo il "libricino" del successore. Ciò che di recente è stato affermato e sostenuto sia dal Capitano dell'Oca che da quello del Nicchio è lì a testimoniare che esiste ancora qualche briciolo di fiducia nell'istituzione primaria del Palio (il Comune), purché si riesca a capire, senza fare penosi "tour primaverili", che c'è molto da cambiare e modificare. Alla svelta. L'arroganza e la presunzione del successore non apriranno sicuramente quest'ultima porta. Così, semplicemente. Sergio Profeti |