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Lasciamo fuori dalle mura le scommesse sul Palio Il fatto, che lo scorso agosto anche i Monopoli di Stato si siano accorti che il Palio di Siena poteva entrare nel "pacchetto" delle scommesse da accettare ufficialmente in Italia, assume di per sé un significato che va oltre la proposta organizzativa fine a se stessa. Questo segnale, del resto abilmente spezzato dal prontissimo intervento dell'onorevole Ceccuzzi, conferma il forte giro economico che ruota attorno al Palio in due precise angolazioni di scommessa. Si scommette, infatti, seguendo le indicazioni delle sensazioni personali, ma si scommette anche "a gruppo", nel senso che si puntano consistenti cifre sulla propria vittoria, attraverso le quali si va a formare quel gruzzoletto nascosto che non risulta nei piani economici ufficiali, ma che, al contrario, garantisce appoggi necessari e tesi a fare in modo che tutto giri cronometricamente in modo perfetto, alla maniera degli svizzeri. Non esiste, di conseguenza, una pressione psicologica a far sì che non si sviluppi la vittoria del favorito, tutt'altro. E' proprio la vittoria del favorito a spingere forti investimenti che servano sia a risanare precedenti uscite, sia a corrispondere l'adeguamento messo in atto. Questo modo di gestione del pianeta scommesse non è un vero pericolo per la Festa, proprio perché non va ad incidere, come, al contrario, avviene nell'ippica regolare, sulla non-vittoria del favorito, bensì, appunto, sul suo successo. E poiché si riscuote, e si corrisponde l'adeguamento, in caso di vittoria, ecco spiegato perché queste scommesse, con evidenti quantità economiche sul banco, non sono un pericolo per gli aspetti finali della Festa. Certo è che, se a forza di puntate consistenti non corrispondesse la cosiddetta "vittoria certa a tavolino", si può immaginare, in brevissimo tempo, che le scommesse sul Palio, quelle fatte a livello individuale per il gusto innato del gioco, resteranno ancorate e vincolate al di là delle mura, dove imperano i quattrogiornisti. 18 giugno 2007
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