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Dietro Desmon si sono nascoste tutte le responsabilità del meccanismo

La presenza di Desmon alla visita medica del Fallimentone 2007, e la sua conseguente esclusione, meritano di essere analizzate in modo accurato, se non altro perché il caso di Desmon, correttamente sistemato a riposo il 15 agosto, è servito a nascondere evidenti responsabilità gestionali di assoluto rilievo. Per iniziare è necessario partire dal fondo, cioè dalla sua iscrizione al Fallimentone 2007. Un'iscrizione che è da ritenersi legittima dal lato formale, ma che ha rappresentato una vera sfida alla Festa ed alle sue componenti, cioè alle associazioni storiche. Serietà avrebbe imposto sia all'allenatore (Capitanbruschellli) che al proprietario-cavallaio una rinuncia per non contribuire ad alimentare polemiche di non poco rilievo e di cui la Festa non ne sente la necessità. Il fatto poi che il cavallo abbia agevolmente vinto in un'occasione in provincia ed abbia preso parte, da favorito principale, al Palio di Fucecchio mette in rilievo solo i danni che reca il Fallimentone alla Festa, visto che l'esclusione primaverile di Desmon è stata dettata da precisi input organizzativi. Adesso si attende di vedere come, sotto la direzione di Capitanbruschelli, i proprietari di Desmon agiranno, se cioè il soggetto sarà o meno iscritto alla pre-visita di Provenzano. Ma Desmon non è solo questo; Desmon è il cavallo che, in pratica, ha messo in crisi l'intera struttura amministrativa con Izino che sbandierava, come suo modo, il golpe ai danni del Regolamento del Palio messo in atto dal maghetto Reitano. Ed è opportuno, pur sinteticamente, ripercorrere quelle tappe che hanno portato la Torre a non correre il Palio di agosto. Decisione del Comune, lo ripetiamo, che abbiamo apprezzato in quanto la Festa, come tale, non può permettersi il lusso di correre rischi annunciati. Dietro Desmon si annidano a tutt'oggi una serie inequivocabile di responsabilità, da Izino, al maghetto Reitano, alla stessa Torre. Evidentemente le responsabilità più evidenti e nette sono del maghetto, sia per la superficialità con cui il cavallo è stato visitato al Ceppo, sia per quell'automatico ed incomprensibile esonero per le provine regolamentari con cui si elude la barzelletta rinascimentale del "serio impegno", sia per non essere stato in grado di valutare attentamente i problemi fisici del cavallo. Ma a questo punto della vicenda interviene anche il silenzio della struttura torraiola che, nonostante Desmon fosse arrivato tranquillamente alla scelta dei 10 Capitani, non ha saputo mettere in risalto i problemi affiorati nel cavallo nel precedente Palio di luglio. Una carenza comunicativa che poteva produrre effetti negativi alla Festa. Goffa e plateale è stata poi l'altra comunicazione da parte del maghetto, il quale, la mattina del 15, ed ancor prima di qualsiasi divulgazione ufficiale, dichiarava, levandosi un grossissimo peso dallo stomaco, ai microfoni radiofonici che la Torre non avrebbe corso il Palio. Ed in questo caos organizzativo un premio spetta anche a Izino che, da buon incompetente della materia paliesca, non ha saputo capire la delicatezza del momento e che, contrariamente alla prassi scandita alla perfezione nel passato dal vero Sindaco di Siena (Pierluigi Piccini), ha, di fatto, escluso autoritariamente una Contrada senza dare a questa la possibilità di prendere da sola tale grave decisione, come era avvenuto in passato (leggi per ultimo Zullina). Ad aggravare la situazione, lo stesso Izino, parente strettissimo di Cici, si è esaltato andando a sbandierare che, nel futuro, non saranno mai più concesse esenzioni per le prove, seguendo alla lettera le indicazioni del maghetto. Da questo "caso Desmon" è partita tutta l'azione di riequilibrio da parte del Priore della Chiocciola che, a fatica, è riuscito, se non altro, a strappare nero su bianco ad Izino, riposizionando l'esatta lettura e interpretazione degli articoli 56 e 50 del Regolamento del Palio. Ma non basta, perché sarà opportuno e importante non chiedere, sotto la gestione del maghetto, esenzioni per le prove, sposando così la tesi sostenuta anche sulla stampa locale da Izino; il rischio di ritrovarsi in palco (cavallo compreso) è troppo evidente e, certo, a causa della presenza sul tufo del maghetto. Quest'ultimo doveva essere messo alla porta, ma Izino non ne è stato capace perché, come al solito, non sa valutare i rischi continui a cui va incontro la Festa, specialmente con un maghetto che, nel ruolo dirigenziale all'interno della Fise, si trova nel tufo apertamente in conflitto di interessi, ma che vuole ugualmente continuare ad esserci. E' un meccanismo che fa acqua solo perché sono i personaggi che recitano un ruolo improvvisato, e non certamente confacente alla Festa, di cui non conoscono le regole, sia quelle scritte che quelle suggerite dal buon senso e dalla prassi non-scritta che a Siena, e non certamente nelle strutture militari, diventa legge. Dal Fallimentone al tufo, passando dal Ceppo. Così, semplicemente.

Sergio Profeti

4 giugno 2007