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  La delibera che salva l'Aquila è praticamente inventata

Il sogno era di leggere nella delibera questa frase: "Poiché il mio partito, cui devo tutto e che ringrazio per avermi messo in questo ruolo, mi ha detto chiaramente che l'Aquila deve essere salvata, io obbedisco e da deplorazione trasformo tutto n censura. Firmato Izino". Un sogno che, nella realtà, si è trasformato nell'ennesima falsità scritta in un atto ufficiale com'è quello di una delibera di Giunta. Fermo restando che ancora all'Albo pretorio non sono state affisse le delibere di Giunta e che dobbiamo, pertanto, riferirci a ciò che ha scritto il solerte ufficio che porta la voce di Izino nel mondo (si fa per dire), è evidente che quello che si legge nel passaggio che riguarda l'Aquila è praticamente inventato di sana pianta. Che l'onorandino dell'Aquila faccia in modo da nascondere una parte delle prove prodotte rientra nel sottile gioco dei ricorsi e tutto è legittimo in quanto ognuno cerca di portare l'acqua al proprio mulino; ma che sia un organo giudicante di secondo grado com'è quello della Giunta a ritenere che le tesi proposte dalla parte ricorrente siano esatte e, per di più, facendo riferimento ai filmati è di una gravità assoluta che denota perfetta malafede nell'organo giudicante. Cosa scrive, infatti, Izino? "Rilevato che, da un'approfondita analisi dei filmati e preso atto della documentazione fotografica fornita dalla Contrada ricorrente, si può riscontrare come in effetti il numero dei figuranti scesi in pista può essere ricondotto a due". Da qui l'annullamento della deplorazione, che era da ritenersi legittima proprio in considerazione dei precedenti che fanno giurisprudenza paliesca, per una censura. Le foto che pubblichiamo a lato offrono una visione completamente diversa e distorta da quella emersa in una delibera che è praticamente inventata da Izino. Come si vede lo Zeddone non ha ancora oltrepassato il terzo bandierino del Casato che i figuranti dell'Aquila, tra cui un alfiere, iniziano a scendere in pista e nelle due foto successive si nota chiaramente quella macchia gialla che non può emergere solo dalla scesa in pista di due soli figuranti. Ed è certo che il materiale in nostro possesso non si ferma qui. Ripetiamo, per l'ennesima volta, che il "giallo" dell'Aquila è maturato solo ed esclusivamente dal fatto che l'ufficio del bravo ragazzo non si era accorto delle pendenze disciplinari della Contrada; che la deplorazione della Sciagura all'Aquila è sacrosanta e che se oggi, o nei giorni successivi, l'Aquila dovesse essere sanzionata per il comportamento del Columbu sarebbe uno scandalo in quanto non esiste alcuna responsabilità oggettiva dell'Ente Contrada. Tutto questo per far emergere, se ce ne fosse ancora necessità, le azioni di Izino che, grazie alla sudditanza di onorandini e capitanini, sta portando allo sfascio la Festa in tutte le fasi organizzative. Da dimostrare ampiamente in qualsiasi sede giudiziaria, come abbiamo già fatto, nella prima tappa, nei confronti di Izino.

Sergio Profeti

3 novembre 2006