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I fantini uno per uno: Dino Pes

Nel rivedere la corsa di Dinopes tre settimane dopo ci si accorge realmente di quanta delusione deve ancora affiorare nell'ambiente giraffino, spregiudicatamente indirizzato verso una fiducia incontrollata. Nessuno, in verità, si attendeva una prestazione opaca di Dinopes, a quei livelli di luglio. Magari sulla vittoria finale non erano in molti a credere, ma certamente erano molti a pronosticare un Palio concreto del fantino e noi eravamo tra questi. Purtroppo le immagini televisive sono tali che, il vederlo mestamente al primo S. Martino davanti solo alla Tartuca, ridimensionano tutte le positività che Dinopes si era costruito specialmente in provincia ed in altri palietti. Probabilmente per lui sta subentrando quel meccanismo di "sentire il tufo" più di ogni altra considerazione tecnica. Per un fantino da Piazza è questo il virus più rischioso e che va combattuto. Sicuramente l'ambiente giraffino, che lo coccolato e protetto, può sì avergli fatto credere nella giusta copertura, ma, al tempo stesso, il "troppo amore" si è trasformato in un peso che, evidentemente, Dinopes non è riuscito a saper gestire. Certe cadenze, certi ritmi, certe occasioni vanno a maturarsi con gli anni, con il sapere distinguere quella differenza che esiste tra un ambiente e l'altro, tra una realtà e l'altra. Ad agosto, forse, lo potrebbe attendere la tappa più importante della sua vita paliesca; ma proprio perché si tratta di una tappa fondamentale Dinopes non può permettersi il lusso, dopo tre consecutivi ed opachi Palii, di continuare con queste cadenze. Difficilissimo prevedere che sarà, ad agosto, ancora accanto  a Pietro Bazzani; difficile prevedere di rivederlo, ad agosto, tra i canapi. Forse una "sosta" non sarebbe che salutare, a tal punto da renderlo più concreto e più rabbioso in proiezione del 2004.

Sergio Profeti

23 luglio 2003