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Il Bruco non poteva essere censurato

Le regole della Festa si compongono di due specifici settori: le regole scritte e quelle consuetudinarie. Ci sarebbero anche le "regole della tradizione", ma vista la popolazione quattrogiornista che anima le Contrade (di Siena) si tratta ormai di regole in disuso. Quelle scritte e quelle consuetudinarie, al contrario, resistono all'impatto sociale, anche se, ovviamente, queste ultime sono un po' in crisi. Sta di fatto che le regole scritte, che sono poi quelle che vengono raggruppate sia nel Regolamento del Palio che nelle varie ordionanze e disposizioni comunali (valga per tutte, ad esempio, l'automatica esclusione dei cavalli che, pur obbligati, non si presentano alle provine regolamentate), devono essere rispettate da tutti gli attori della Festa: Contrade, fantini e, soprattutto, Amministrazione comunale. Ciò che mercoledì scorso è avvenuto nelle tenebrose stanze della Giunta del successore ha dell'inverosimile. Per la prima volta, dalla primavera 1993, l'organo di secondo grado (in questo caso la Giunta) ha abusato del suo potere stravolgendo un giudizio sanzionatorio ed entrando nel merito della questione. Mentre in altra parte spieghiamo i motivi regolamentari che sono stati volontariamente stravolti dal successore, in questa ci preme evidenziare come il Bruco, suo malgrado, si ritrovi al centro delle polemiche sanzionatorie di questo periodo. Per la verità il Bruco si ritrova per la seconda volta "graziato" da comportamenti abusivi dell'autorità comunale, senza aver mosso un dito. La prima volta risale all'era Mazzoni della Stella e, precisamente per una deplorazione rimediata nell'agosto 1986. Il quell'occasione, per gli scontri con la Giraffa in occasione di una prova pomeridiana, il Bruco subì una deplorazione e, pur avendone diritto, non presentò ricorso al Consiglio comunale. Cosa fece allora il predecessore del Sindaco di Siena (Pierluigi Piccini)? Poiché tutti i ricorsi delle Contrade e dei fantini venivano "ritoccati" dai consiglieri, impose allo stesso Consiglio l'approvazione di un OdG con cui si toglieva la deplorazione al Bruco; così, semplicemente. Un atteggiamento irresponsabile e irregolare, ma che è agli atti ed alla storia del Palio a tutti gli effetti.  Comportamenti come quelli di Mazzoni della Stella e del successore dimostrano ampiamente la debolezza conoscitiva di come si amministra a Siena la giustizia paliesca. Ma, tornando all'argomento odienro, perché il Bruco non poteva essere censurato? Semplicemente perché le regole della Festa non permettono alla Giunta di esaminare nel merito sanzionatorio l'opposizione formulata alla decisione del giudice paliesco. Il Comune di Siena, ancor oggi e a distanza di ben 5 anni dell'attuale disposizione regolamentare, non è riuscito ancora a capire cosa significhi la modifica del 1999 e annaspa in interpretazioni che sono chiaramente dettate dall'abuso regolamentare, come, appunto, è avvenuto al Bruco. A norma di Regolamento del Palio (quello di Siena) l'opposizione del Bruco, alla deplorazione per la presenza massiccia dei propri contradaioli dal secondo giro sul tufo, doveva sfociare in due uniche soluzioni: o rigetto del ricorso (quindi conferma della deplorazione), oppure accoglimento (e, di conseguenza, imbiancamento). Questo perché l'unico organo decisionale è il giudice paliesco che è lunico ad analizzare l'intera documentazione, tant'è che il Regolamento del Palio obbliga i Deputati della Festa a consegnare la propria Relazione appunto al giudice paliesco e non al Sindaco (oggi successore) come prevedeva l'art. 92 prima della modifica del 1999. Tutto qui, semplicemente.

Sergio Profeti

1 dicembre 2003