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Il malessere contradaiolo è solo invidia e gelosia Al termine del sostanzioso fine-settimana elettorale, che ha visto interessati complessivamente quattro rioni (Nicchio, Onda, Pantera e Torre), si sono nuovamente avvertiti certi malesseri propri della vita attuale del mondo contradaiolo. Al di là dei "conteggi", argomento questo che non ci interessa, è opportuno evidenziare, ancora, come invidia e gelosia rappresentino un male inguaribile per la vita contradaiola. E' certo che l'evolversi della società moderna, ed in particolare di quella strettamente collegata all'immagine, alla sola immagine, non possa fare a meno di questi due "simpatici peccatucci", anche perché la storia della società umana, antica, passata, moderna e futura, è intasata da invidie e gelosie. Se però accerchiamo solo il mondo contradaiolo, possiamo accorgerci che proprio in quest'ultimo quarto di secolo la situazione sia divenuta insopportabile. Adesso le Contrade sono davanti ad un interrogativo che si rivolge al controbilanciamento di "certi" sentimenti, che rappresentano l'anticamera della megalomania ad origine controllata. C'è in molti, infatti, l'auto-convinzione di ritenersi "indispensabili" e allorché viene a frantumarsi questa certezza scatta inesorabile la rivalsa, condita da invidia e gelosia, in verità più la seconda della prima. Se è vero, e purtroppo lo è, che l'attuale classe dei 40-50enni di Contrada non è riuscita a trasmettere ,alle generazioni successive, ciò che era stato loro insegnato, risulta inevitabile che da circa un quarto di secolo la mentalità contradaiola debba combattere all'interno rionale con armi e "suggestioni" che mal si ricamano al tessuto contradaiolo. Quando non esiste più l'equilibrio di cosa sia giusto fare o non fare, e quando l'esibizionismo e la megalomania vengono alla ribalta con quella violenza da essere emulati, ci si accorge, molto mestamente, che l'habitat rionale non è altro che un habitat sociale uguale ad altre realtà sociali. Le arrampicate sociali, quelle partitiche, le promozioni nei luoghi di lavoro possono essere sempre, e comunque, giustificate nel rapporto con il corrispettivo economico; ma quando le stesse strutture si ritrovano specchiate nella vita rionale c'è da chiedersene il motivo. Per rispondere basterebbe smettere di chiedersi "Perché te e non io?", oppure auto-ritenersi indispensabili su tutto. E' troppo facile, troppo semplice, o troppo immaginario? Se la società antica, passata,moderna e futura, ha sempre prodotto invidia e gelosia bisognerà farsene una ragione. Anche nelle nuovissime generazioni? Sergio Profeti 23 dicembre 2003 |